Canada: Vancouver

Vancouver 16/08/2003 09:59 PM [in Italia sono le 06:59 AM]

Dobbiamo riconsegnare l’auto alle ore 11:00 all’hotel Reinassance di Vancouver e quindi cerchiamo di partire piuttosto presto da Campbell River.
Infatti alle 7 siamo già per strada, dobbiamo fare 150 Km per raggiungere Nanaimo, dove prenderemo il traghetto per Horseshoe Bay, che si trova pochi km a nord di Vancouver. Arriviamo a Nanaimo alle 9 e quando facciamo il biglietto per il traghetto, ci dicono che partirà alle 10:30; mannaggia, sarà impossibile riconsegnare la macchina alle 11… pazienza, non si può fare diversamente.
Tra viaggio in traghetto, fare benzina per riconsegnare la macchina con il pieno, trovare l’albergo, alla fine sono le 13:45 quando parcheggiamo nel labirintico posteggio sotterraneo dell’Hotel Reinassance. Paghiamo 2 ore extra… vabbeh, comunque sono contento perchè non abbiamo avuto il più piccolo problema sia con l’auto che con il traffico, e Vancouver, pur essendo una grande metropoli, ha un sistema di dislocazione di strade e sensi unici, che è proprio difficile sbagliare direzione. Difficilmente mi prodigo in consigli, ma questo è doveroso per chi volesse fare un viaggio in Canada: fate benzina anche se avete il serbatoio a metà, noi siamo arrivati un paio di volte alla pompa quasi a secco! Sono un po’ strani da queste parti, hanno delle automobili che consumano un casino e distributori non ce ne sono!!
Prendiamo quindi i valigioni e ci incamminiamo verso il nostro hotel, il Days Inn, che si trova a 300 metri in linea d’aria. è un tipico hotel da metropoli, freddo e impersonale, ma centralissimo e questo ci permette, dopo una doccia, di iniziare subito la visita di Vancouver.
La parte più vecchia della città, Gastown è la più ricca di negozi e ristoranti ed io ne approfitto per fare l’acquisto che avevo pianificato da tempo.
Girovagando sbatto il naso davanti al negozio Hill’s che sulla nostra guida veniva citato come il migliore per acquistare oggetti di artigianato nativo. Dopo una lunga scelta, prendo un’incisione su legno di cedro raffigurante un “Thunderbird”. Pagato 95 dollari, mi sembra ragionevole, soprattutto se la maggior parte andrà all’artista che l’ha eseguito –è scritto sul retro assieme alla tribù di appartenenza–.
L’intera zona di Gastown é formata da vecchi edifici vittoriani i quali ospitano ristoranti, bar, boutique e gallerie d’arte. Le strade pavimentate a mattoni sono state arricchite, rispetto agli anni ‘70 quando la zona era piuttosto malfamata, di vecchi lampioni. I venditori ambulanti ed i suonatori di strada aggiungono animazione al quartiere. Qui si trova anche il primo orologio del mondo azionato a vapore, i cui rintocchi scandiscono il tempo ogni quindici minuti. Dirigendosi verso il quartiere di chinatown, possiamo trovare al numero otto di West Pender St. un edificio chiamato Sam Kee, che è riuscito ad entrare nel Guinness dei Primati, come l’edificio per uffici più sottile del mondo. Fa un certo effetto osservarlo, e ci si chiede quanto saranno grandi le stanze. Siamo a pezzi, camminare più la levataccia ci ha sfiniti, ci concediamo un’ottima cenetta a base di pesce in un bel localino proprio a Gastown e, mentre ceniamo, ci divertiamo a contare le Limousine da 30 metri che passano in continuazione… ma che razza di macchina è? Assurda, veramente orribile! Ma che senso ha?
Scopriamo in seguito che questo è uno dei passatempi preferiti dai turisti americani e giapponesi… le affittano per farsi portare a spasso… e poi gli strani siamo noi, solo perchè ci piace la fantascienza. Mah!

Vancouver 17/08/2003 09:43 PM [in Italia sono le 06:43 AM]

Oggi è domenica e quindi è giusto alzarsi più tardi.
Quando usciamo le strade sono quasi deserte, la giornata è stupenda. Ci incamminiamo lungo la passeggiata sul porticciolo che raggiunge Stanley Park, il parco più grande e famoso di Vancouver. All’interno del parco si trova l’acquario più altre attrazioni e svaghi, turistici e no. Capiamo subito perchè le strade della città erano deserte, sono tutti qui, cittadini e turisti. Si distinguono subito gli uni dagli altri. I cittadini sono generalmente in bicicletta, sui rollerblade con le cuffiette o in barca. Tutti gli altri, quelli con lo sguardo un po’ stralunato, videocamera o fotocamera e guida sono i turisti.
L’acquario quasi non si riesce a scorgere. è una costruzione molto bassa e discreta che non deturpa il paesaggio del parco. Non facciamo praticamnete coda all’ingresso però dentro c’è un bel caos suprattutto di bambini!! Ma non potevamo certo pretendere diversamente di domenica ad agosto.
L’acquario è diviso in 4 zone principali: le vasche con gli ambienti tropicali, la foresta ammazzonica, gli ambienti della costa della BC e le grandi vasche esterne con gli “ospiti” più esigenti, per lo meno come quantità di acqua.
Tutte molto belle e ben descritte. Però l’attenzione è per la maggior parte dedicata alla grande vasca dove sono ospitate le balene beluga, una specie molto particolare che vive nel mare artico. Sono grosse all’incirca come le orche ma hanno un aspetto molto particolare con la loro colorazione completamente bianca ed il buffo muso che ispira subito simpatia. Ovviamente i bambini qui impazziscono, sarebbe bello sapere cosa pensano “loro”, le balene, di noi.. All’apparenza non sembrano soffrire molto, la vasca dove si trovano è molto grande, però…
Un’altra specie che francamente non pensavo proprio di trovarmi in un acquario sono le lontre marine. Sono molto simpatiche e giocherellone, per lo meno nei documentari che ho visto, qui mi sembravano un po’ rintronate.
Comunque visitiamo tutto l’acquario ed usciamo un po’ distrutti, soprattutto per la confusione.
Ci facciamo un Hot Dog, questo ci mancava, in un chioschetto nel parco e ce lo gustiamo al fresco degli stupendi alberi, per la maggior parte cedri e douglas fir, che costituisco la flora principale di questo splendido parco.
Poi approfittiamo, come molti altri, infatti sono pienissimi, dei piccoli autobus stile anni trenta che, gratuitamente –per questo sono pieni!!– fanno il giro del parco lungo la passeggiata sul mare.
Scendiamo a totem pole, una radura nella quale sono stati sistemati alcuni dei più bei totem della BC, facciamo le solite foto di rito e ci riposiamo su una panchina sgranocchiando pop corn –che qui è buonissimo–.
Riprendiamo il piccolo bus, sempre pieno, per completare il giro, considerato che gli autisti hanno anche un piccolo microfono e descrivono le varie zone del parco, è stata un’ottima idea.
Completato il giro torniamo all’hotel per la doccia di rito e per una lavata di biancheria sporca alle famigerate “laundry”: macchinette che per capire come funzionano ci vuole una laurea apposita.
Comunque ce l’abbiamo fatta.
Cena in localino di Gastown.

Vancouver 18/08/2003 06:57 PM [in Italia sono le 03:57 AM]

Anche oggi ce la siamo presa comoda e ci siamo alzati quasi alle 9:00, colazione in stile “non ne posso più di schifezze” a base di salutari cereali con il latte, muffin e caffè… basta uova, bacon e altre porcherie.
Ci procuriamo due biglietti giornaglieri per la rete urbana di trasporti di Vancouver e l’indispensabile cartina per raggiungere la UBC, university of british columbia. Abbiamo intenzione di visitare il museo di antropologia. Secondo la preziosa cartina dovremmo prendere il bus 44 che ci porterebbe direttamente a destinazione.
Dopo una ventina di minuti di attesa mi viene un leggero dubbio e consulto il retro della sempre più preziosa cartina, dove scopro che il 44 fa servizio solo nell’ora di punta. Dobbiamo prendere il 10 che ferma a dieci metri da dove eravamo pazientemente in attesa e ne abbiamo già visti passare una decina.
Poco male, ci spostiamo alla fermata del 10 e aspettiamo. Secondo voi, dopo che ci siamo spostati alla fermata giusta, quanti dieci sono passati? Nessuno, o meglio il primo dopo mezz’ora. Murphy ha colpito ancora!
Comunque saliamo sul nostro bus –che in realtà è un filobus– e ci sediamo, il tragitto ci sembra assai lunghino.
A questo punto l’autista comincia il suo spettacolo.
Prima di tutto annuncia sonoramente i nomi delle prossime fermate, e questo per dei turisti spaesati come noi è una gran cosa… poi ha una parola per tutti.
Per ogni persona che sale ha una parola, o gli chiede come va, oppure dove va o cose che noi non capiamo. A tutti quelli che scendono augura allegramente: “Have a good day!”. Insomma, un capo. Dà consigli sui percorsi, suona sonoramente ad un collega davanti a lui per fare in modo che un passeggero non perda la coincidenza con l’autobus. Un grande!!
Arrivati al capolinea, che si trova proprio all’ingresso della UBC, non posso fare a meno di salutarlo con calore.
L’università della BC non è composta da pochi palazzi, è una vera e propria città, per raggiungere il museo dobbiamo fare una bella scarpinata e purtroppo non ci sono cartelli, chiediamo ad una tipa in un gabbiotto che, con la solita gentilezza, ci consegna una piantina e ci dice che ci siamo quasi.
Infatti pochi minuti dopo troviamo il museo che è stato progettato da un famoso architetto. È molto particolare, costruito principalmente in vetro e cemento, ma sempre ben inserito nell’immancabile cornice di meravigliosi alberi canadesi.
Questo museo è strutturato in maniera piuttosto classica rispetto agli altri visti. Molto bella è la sala di totem e sculture principalmente Salish, alcune di dimensioni notevoli. Poi c’è, ovviamente, una gran quantità di sale con oggetti di tutti i tipi e di tutte le principali tribù native della BC.
Notevole come al solito la collezione di maschere, anche se presentate in maniera meno accattivante.
Molto bella, infine, la famosa scultura dell’artista contemporaneo Bill Reid, “Il corvo ed i primi uomini”, un’opera oltre che di dimensioni notevoli –completamente scolpita nel legno– anche molto affascinante.
Pranziamo nel caffè del museo e ritorniamo al capolinea del bus.
Quando è il momento di prendere il mezzo ci chiediamo se tutti gli autisti di Vancouver sono come quello dell’andata. Appena iniziato il viaggio ci rendiamo conto di aver beccato il più fuori di testa di tutti!!
Torniamo in centro per fare un bel “shopping tour” lungo Robson street, una delle vie più animate della downtown di Vancouver, in effetti c’è un po’ di tutto ma a noi l’unico negozio che ci interessa veramente è il Virgin Megastore, nel quale ci fiondiamo subito.
Percorriamo tutta Robson street e poi riprendiamo un bus per tornare all’hotel per fare, oltre che la solita doccia, la seconda ondata di lavaggio alla laundry, visto che l’esperimento del giorno prima era riuscito.
Le laundry canadesi non hanno più segreti, per noi. *grin*

Vancouver 19/08/2003 20:10 PM [in Italia sono le 05:10 AM]

È il nostro ultimo giorno a Vancouver, ci sarebbero tente cose da vedere e da fare, ma occorre una scelta.
Decidiamo di andare al McMillan Space Center. è una via di mezzo tra un museo ed Eurodisney. Descrive in maniera divertente il mondo delle esplorazioni spaziali e del cosmo. Oltre ad una serie di sale con modelli e pannelli interattivi, lo spettatore è invitato a partecipare ad una missione per salvare il mondo da una cometa in rotta di collisione con la terra. Dopo aver assisitito ad un filmato in stile serie di fantascienza per “prepararci” alla missione, entriamo in una navicella con all’interno uno schermo panoramico.
Ci allacciamo le cinture, lo schermo comincia a proiettare immagini di una stazione spaziale e… cominciano a centrifugarci come nel ciclo finale della lavatrice. Altro che effetto cavitazione di Star Trek! È inutile dire che ci siamo divertiti come dei pazzi.
Terminata la scrollata, ci spostiamo in un piccolo auditorium dove un simpatico esperto ci spiega con esempi, filmati e modelli, come sono stati risolti i problemi relativi all’alimentazione ed ai bisogni fiosologici più elementari per gli astronauti destinati a lunghe missioni nello spazio.
Infine, dopo aver atteso pazientemente per un’oretta, ci gustiamo lo spettacolo del planetario. Lo so, siamo un po’ fissati con i planetari ma, ed anche questa volta è stato così, hanno su di noi un effetto ipnotico/rilassante, ci staremmo delle ore.
La cosa che mi ha colpito di questo sono state le dimensioni, veramente molto grande. Lo spettacolo si è svolto in due parti, la prima con un documentario dedicato alla storia dell’astronomia; la seconda con una spigazione, da parte dell’esperto che azionava le diavolerie del planetario, sulle costellazioni visibili dal nostro emisfero.
Nel pomeriggio, visto che avevamo il daypass per i mezzi pubblici, siamo andati al Lonsdale Quay Market prendendo il Seabus, una specie di chiatta coperta che fa la spola tra Vancouver Downtown e North Vancouver, dall’altra parte della baia.
Lonsdale Market è un mercato coperto dove c’è un po’ di tutto ma principalmente banchi di generi alimentari, molti di pesce ma anche tanti di frutta.
Questi hanno un banco self service dove ti riempi una vaschetta della dimensione che vuoi con frutta fresca già tagliata e frutti di bosco.
Non si può resistere alla tentazione, una bella vaschetta di frutti di bosco e fragole, che sparisce in pochi minuti.
Torniamo a Vancouver per la cena, alle sei siamo già con le gambe sotto al tavolo. Domani partiamo e dobbiamo alzarci presto ma, soprattutto, dobbiamo cominciare a sistemare in modo umano le nostre valige!!