Canada: Toronto
Toronto 20/08/2003 10:36 PM [in Italia sono le 04:36 AM]
Sveglia alle 6:30, niente colazione, per scelta. Ci vuole una mezz’oretta per arrivare all’aeroporto di Vancouver e quindi alle 7:15 siamo sul taxi che ci conduce all’aeroporto dove arriviamo verso le otto. Il sistema che spesso usiamo per prendere il taxi in albergo, consiste nel chiederlo direttamente all’operatore mentre sta facendo il check-out. L’incaricato della reception telefona a quelli solitamente da loro convenzionati. Questo accade sia in Europa che oltre oceano, pensiamo siano una di quelle regole non scritte degli albergatori mondiali. Perciò quando vediamo un taxi fermo davanti alla porta dell’albergo, dato che siamo anche i primi ad andare via –al momento sono in fase di check-out anche due ragazze orientali, ma devono ancora pagare– senza indugiare pensiamo che sia il “nostro taxi”. Il tipo ci saluta allegramente e proprio mentre sta chiudendo il portabagagli, e noi siamo già a bordo, gli si accoda un altro taxi, e noi ingenuamente pensiamo sia quello per le ragazze. Ci accorgiamo dalla velocità con la quale il nostro autista parte che non è proprio così. Il taxi arrivato dopo era anche molto grande, tipo mini furgoncino, probabilmente il receptionist aveva giustamente pensato che quattro persone che dovessero raggiungere lo stesso luogo, potevano dividere la spesa di un taxi solo. Insomma, siamo saliti su un taxi “imbucato”? Esiste a Vancouver la mafia dei taxi? Cosa fanno, intercettano le telefonate dagli alberghi per inviare quello più vicino? Non lo sappiamo e ci siamo ben guardati dal domandarlo. Però abbiamo notato che i due taxi si facevano le scianche, per le vie semi deserte della città. Da un certo punto di vista ci veniva anche da ridere, e poi non è che abbiamo speso molto per la corsa… se almeno il tipo alla reception dell’albergo ci avesse avvisati, sicuramente avremmo aspettato le due ragazze, prima di uscire fuori dall’albergo e… salire sul taxi per così dire sbagliato. Paese che vai, stranezze che trovi. Purtroppo causa un problema che non abbiamo subito ben capito, l’Air Canada fa il check in in uno strano modo che, possiamo definire a chiamata: si è formato un unico codone di gente e, ogni tanto, un dipendente della compagnia dice il numero del volo. Insomma un bel casino, comunque alla fine riusciamo ad imbarcarci sul nostro 767 che ci porterà a Toronto, il quale parte con un’ora e un quarto di ritardo! Tutto il mondo è paese! Non invidio i due brasiliani davanti a noi che avrebbero avuto la coincidenza con San Paolo da Toronto…
Be’, il black-out che ha colpito America e la parte canadese dell’Ontario, si è fatto sentire fino qua.
La cosa strana è stata, però, non tanto l’attesa e l’apparente disorganizzazione –siamo italiani, ci siamo abituati– ma la domanda del tizio al check-in. In un primo momento io e Cinzia ci siamo guardati spaesati… accidenti, dopo tanti giorni è la prima volta che non capiamo una domanda che ci viene rivolta. O meglio, “tecnicamente” l’avevamo capita… ma per noi risultava senza senso. La risposta che avremmo dato in Italia sarebbe stata: in-che-senso-scusi? La domanda era: i vostri bagagli sono sempre stati con voi? Ma che razza di domanda è? Alla fine abbiamo capito che è una sorta di manleva, nel caso ti trovino qualcosa dentro la valigia, ma lì per lì ci è sembrato molto assurdo. Ok, mai saltare la colazione prima di partire…
A dire il vero, questa esperienza ci è servita, perchè quando ce l’hanno poi chiesto a Toronto, alla partenza dal Canada per tornare a casa, siamo stati gli unici stranieri della fila che hanno risposto sicuri: yess! –con due esse–.
La nostra, di domanda è: perchè non ce l’hanno chiesto anche quando abbiamo preso il volo da Toronto verso Calgary, il primo giorno? Misteri da aeroporti!
Torniamo all’arrivo a Toronto.
Noi ce la prendiamo con tutta comodità e sommando tutti i seguenti tempi: 20 minuti di giri dell’aereo, dal momento dell’atterraggio al momento in cui si ferma; una mezz’ora, prima che la gente prenda il “bagaglio a mano” –c’ è gente che ha dei valigioni!–; 10 minuti per aspettare che arrivino le nostre valige e mezz’ora circa di taxi –guidato da un simpatico indiano con tanto di turbante–; arriviamo al nostro hotel, il Primrose, alle 8 di sera e il primo desiderio è quello di farsi una doccia anche perchè a Toronto la temperatura è più simile a quella di Milano che a quella di Vancouver.
Poi si presenta in tutta la sua virulenza il secondo desiderio, mangiare!!!
Così, con microcartina di Toronto avuta dalla receptionist, la quale ci ha dato anche delle preziose indicazioni, partiamo in cerca di cibo.
In effetti non facciamo molta strada, vediamo Pizza Hut e diciamo quasi a unisono: “E se andassimo da Pizza Hut?”.
E così abbiamo fatto, non è mica male la pizza di Pizza Hut, poi quando hai fame…
Toronto 21/08/2003 08:55 PM [in Italia sono le 02:55 AM]
Vista la levataccia del giorno prima, oggi abbimo dormito sino alle nove, fatto colazione nel ristorante dell’albergo a base di cereali, frutta e un dolcetto, cercando di ritornare ai nostri regimi alimentari. Siamo usciti quindi verso le dieci senza una meta ben precisa.
Andiamo alla stazione della metropolitana più vicina e facciamo anche qui un daypass giornaliero in modo da poter girare come vogliamo. Diciamo che Toronto non ha molto da offrire, sia dal punto di vista monumenti che musei, così facciamo subito tappa all’Eaton Center, una gigantesa galleria ai lati della quale si aprono piani di negozi e centri commerciali, la maggior parte dei quali di abbigliamento e articoli sportivi. Quello nel quale siamo stati di più è stata una bella libreria, Indigo, molto fornita con tanto di caffè e poltroncine dove, secondo noi, alcuni furboni si leggevano libri interi a ufo!
Il recente black-out si nota solo perchè alcune scale mobili –e qui sono numerose– sono ferme… ma per il resto… se uno non avesse guardato televisione o letto giornali, potrebbe non essere mai avvenuto.
Usciti dall’Eaton Center mi ricordo di aver letto dell’Hockey Hall of Fame, una galleria dedicata ai campioni dell’hockey ed ai loro cimeli, ci andiamo ma per entrare vogliono 12 dollari. Anche se l’hockey mi piace non sono così appassionato da spendere una cifra del genere. Riprendiamo quindi a vagare per Toronto con una temperatura che sfiora i trenta gradi.
Ci fermiamo in una di quelle tipiche piazze che si trovano tra i grattacieli e dove si riversano per la pausa pranzo centinaia di impiegati.
Riposati un pochino ci dirigiamo sotto la CN Tower per vedere tutta la sua mostruosa altezza, circa 540 metri! Ci si potrebbe anche salire ma sicuramete la salita sarà assai cara ed inoltre il panorama verrebbe rovinato dalla cappa di umidità che avvolge la città. Poi vediamo la velocità vertiginosa di salita, praticamente all’esterno della torre!
Naahhhh, neanche se ci pagate.
Sono le tre, siamo cotti dal caldo, secondo voi che cosa abbiamo fatto? Esatto, siamo tornati in albergo per una doccia!
Lavati e riposati, partiamo per prendere la metropolitana e raggiungere nuovamente l’area del centro dove trovare un buon locale per mangiare.
Vaghiamo un po’ in un quartiere dove non eravamo stati la mattina ma non troviamo niente che ci aggrada.
Ritorniamo perciò in un’area coperta sotto alcuni grattacieli dove, alla mattina, avevamo notato dei locali.
Ne vedo uno che si chiama Marché, con un sacco di gente sia seduta che in fila ad aspettare. Ci mettiamo in fila anche noi, sembra che siano molto veloci, hanno addirittura creato due file, una per i gruppi di più di due persone, l’altra per i single e le coppie. Arriva il nostro torno, ci fanno accomodare al tavolo e ci danno, oltre al menù, una spece di scheda con delle caselline dicendoci: “Enjoy”. Ci guardiamo sbigottiti: enjoy, cosa? Leggiamo le istruzioni sul retro della scheda e poi capiamo tutto: ecco perchè si chiama Marché, c’è una zona dove, come dai banchi di un mercato, ti consegnano il cibo che scegli e se è da cucinare, lo fanno sul momento; ad ogni pietanza che prendi, mettono un timbro sulla scheda che poi ti conteggeranno alla fine quando esci. Divertente! Anche se c’è un po’ di ressa tra i vari banchetti, riusciamo a capire come funziona e piano piano prendiamo confidenza. L’atmosfera è simile a quella di un mercato, il vociare della gente che passeggia per scegliersi cosa mangiare è piacevole e divertente.
C’è di tutto: carne, pesce, insalate, pasta, pane fatto sul momento e un sacco di dolci. Siamo un po’ affascinati dal modo in cui sono stati allestiti i “banchi” e preparate le varie zone, sulla freschezza dei cibi non ci sono assolutamente dubbi!
I prezzi sono ragionevoli, e finalmente, non bisogna scervellarsi per conteggiare il famigerato TIPS!!
Volo AZ653 22/08/2003 [in Italia sono le 03:55 AM]
In volo verso casa vi racconto un po’ le poche cose che sono successe oggi.
Visto che il nostro volo era alle 17:35 ora di Toronto, non c’era nessun problema di sveglie ad ore mostruose, quindi abbiamo pensato di svegliarci secondo il nostro orologio biologico. Peccato che, dopo aver fatto colazione ed essere tornati in camera per gli ultimi preparativi, improvvisamente si mette a suonare l’allarme antincendio!
Ci guardiamo sbigottiti, pensiamo che sia qualcos’altro, no no, è proprio lui. Ci fanno scendere dalla scala antincendio –io però prendo la borsa con il Mac!!–, siamo al diciasettesemo piano!
Scendiamo tutti ordinatamente e raggiungiamo la hall, dove sembra che tutto sia tranquillissimo e dopo qualche minuto ci dicono che era un falso allarme.
Dato che tutti sono scesi e funzionano 2 ascensori su 4, per tornare in camera occorrono minimo venti minuti.
Prepariamo le ultime cose e sempre a causa dell’intasamento degli ascensori, altri 20 minuti per scendere.
Insomma, riusciamo finalmente a lasciare il Primrose hotel, sicuramente il peggiore della nostra vacanza.
Un simpatico tassista pakistano in vena di chiacchierare ci porta al ciclopico aeroporto di Toronto, dove arriviamo a mezzogiorno circa.
Abbiamo un mucchio di tempo, ma tra un hot-dog, il check-in e gli ultimi regalini per finire i dollari, arriva il momento di salire sul 767 Alitalia che ci sta riportando a casa.
Stiamo sorvolando l’atlantico, il volo è tranquillo, ed ogni tanto gli schermi mostrano la nostra rotta con la distanza mancante e quella percorsa.
Toronto – Milano 6500 Km, più quelli tra Vancouver e Toronto, poi quelli in auto, circa 3000, e quelli sui traghetti.
È stato un viaggione! Ma ne è valsa la pena, ci rimarrà nel cuore per tutta la vita.