La gran fondo

Delirante cronaca di un’improbabile gran fondo, scritta a tre mani da Marco, Gianluca e Maurizio

Il Grimpeur era temuto da tutti, fin da quando scaricando la bici si apprestava a guardare la fauna dei concorrenti, erano pochi quelli che non abbassavano lo sguardoÖ.

Non lo abbassava Renato detto Gomena, che soffriva dalla nascita di una forma di strabismo eccezionale, non lo abbassava il Pertica che al posto delle gambe aveva due pistoni di trattore, non lo abbassava il Nizzardo che non capiva un cazzo, figuriamoci se sapeva che cosa è lo sguardo.

Erano tutti comunque più o meno in fila alla partenza, il resto, della moltitudine dei biker non può essere descritta per mancanza di tempo. Ma ecco che il volontario della croce viola locale, arrampicato su di un ramo con in mano una bandierina ricavata da una sottana di qualche zoccola conosciuta in qualche infame locale. L’omuncolo non si decideva a dare il via infastidendo non poco gli scalpitanti bikers. A Mauro detto il Siringa perchè forava sempre, gli parti una valvola proprio nel momento in cui il tipo si decise…

V-VVVVVVVIIIIIIIIIIIAAAAAAAAA!!!!!!!!!!!!!!

Fu la sua ultima parola. I bikers partirono come una mandria di bufali travolgendo l’albero ed il poverino. Il Siringa rimase lì a cambiarsi la camera d’aria, ormai ci era abituato.

Erano partiti talmente forte da lasciare un profondo cratere nel quale caddero alcuni ciclisti mai più ritrovati. Il Murena, dato per favorito, spaccò subito i pedali e la catena per la potenza con cui era partito. Il Gobbo invece aveva innestato un rapporto così duro che invece di muoversi la bici era il globo terrestre ad accelerare e lui stava fermo. Il Muto dopo pochi metri su una ruota si ribaltò e iniziò ad urlare a squarciagola. Il Cocciuto, detto anche Ned Overend 1 per via dell’età (86 anni), parti talmente forte che per l’attrito si consumarono gomme e camere d’aria, così continuò sui cerchi consumando anche quelli, poi saltello sui mozzi spaccando il telaio e infine proseguì di corsa inciampando e slogandosi una caviglia. Ripartì con due stampelle ma consumò anche quelleÖ allora si fermò di colpo dicendo:”Basta, adesso mi sono proprio rotto i coglioni!”.

Nel frattempo il fiume di bikers arrivò alla prima vera difficoltà: una salita con pendenza al 300% con fondo sconnesso, fango, pietroni, asteroidi radioattivi e le micidiali foglioline che si infilano tra i freni e tu cerchi di levarle mentre vai e, se ti va bene, ti affetti un dito, altrimenti ci infili tutta la mano e ti ribalti come un coglione.

La davanti c’erano tutti i migliori che, come in ogni gara che si rispetti, si maledivano l’un con l’altro a suon di :”Bastardo tanto ti pianti!”, “Buliccio, tanto buchi!”, “Maledetto, ti si aprisse la catena!”, “…ds…a!” (questo e` talmente stanco che non si capisce niente).

Il primo a scollinare al GPM, aggiudicandosi quattro bottiglie di vino cancarone extra-strong ed un paio di metri di luganega, fu il Cocciuto che era ripartito rubando una Graziella verde ramarro ad una vecchietta di ritorno dal suo orto. Non appena tagliato lo striscione del GPM la bicicletta iniziò a scricchiolare e dopo pochi metri si aprì in due (in fondo era una Graziella). Il Cocciuto si divise anche lui, busto e braccia rimasero attaccate al manubrio, bacino a gambe al resto della bici continuando a pedalare vorticosamente.

Nacque un’accesa discussione nella giuria perchè non sapevano se squalificarlo o chiedere un’altra quota per l’iscrizione. Il comando della gara passò così al Grimpeur.

Iniziava intanto la prima discesa veramente impegnativa: “La paranoica”. Si trattava di una delirante picchiata che in soli tre chilometri portava da 4870 metri a 100 metri sotto il livello del mare. Gli atleti dovevano attraversare una foresta popolata da bestie inumane alla velocità di 120km/h e poi su un sentiero largo un centimetro sul bordo di un vulcano attivo. I più fortunati uscivano da un tunnel sotto il mare e, se avevano abbastanza fiato, potevano continuare la gara.

Gli atleti rimasti in gara iniziavano quindi un tratto pianeggiante di circa 280km con fondo sabbioso e vento contrario tipo bora triestina ma con temperature Sahariane. Il Grimpeur era sempre al comando tallonato da Gigi detto “Camel Senza” per via del vizio di fumare sigarette senza filtro prima del via ma anche per la sua maestria nel ciclare sulla sabbia in condizioni di caldo umido.

Più staccati c’erano il Murena, che misurava le forze per sferrare il suo micidiale attacco finale ed il Gobbo anche lui a suo agio nei terreni desertici. Il resto del gruppo era dato ormai per disperso e tra gli organizzatori era scoppiata una furibonda rissa tra coloro che volevano andare alla ricerca dei bikers (o meglio delle loro bici in super titanio alleggerito col botto) e quelli che volevano lasciarli al loro destino e andare a trombargli le mogli/fidanzate.

La gara intanto si faceva sempre più tesa, più tesa di un MI cantino, dei bikers non si sapeva più nulla, i cronometristi avevano perso i cronometri, quelli dei ristori si erano mangiati tutto e pensavano di giocarsi i premi a scopone scientifico quando, all’improvviso, arrivò accompagnato da un piccolo tornado un cavetto di freno, poi una guaina in Gore-Tex. Poco dopo un Grippo-Shiffo (manettino sottomarca made in italy), poi qualche scheggia di titanio, infine un ciclocomputer che fu subito raccolto ed analizzato per tentare di capire la distanza percorsa dai bikers… 450Km!!!

Gli organizzatori impallidirono, la gara era prevista su una distanza di 34km… qualcosa non era andato per il verso giusto. L’organizzatore della bella manifestazione, nonché presidente del Gruppo Ciclistico Dopolavoro Del Mutuo Soccorso Dei Rampichini Di Casciago Seprio, tale Gerolamo Cassiomarcio, agguantò la coppa destinata al primo classificato e tentò la fuga con la sua BMW delux supersiuri ma fu abbattuto dall’integerrimo cronometrista Erpiterio Sentrini che lo centrò con una sella Proctorflite® con rinforzi in kevlar (il secondo premio).

E i nostri ciclisti? Continuavano… erano più duraturi di una duracell, più nerboruti di un nerbo, più motivati di un motivetto, più duri di un durone.

Davanti a tutti sempre lui, il Grimpeur che stava pedalando con rinnovata foga, la catena era incandescente, fortunatamente il Sauna che lo affiancava, sudava a tal punto che raffreddava il tutto.

Il Pignone, che era chiamato così per via del suo voluminoso pacco, stava sopraggiungendo come sull’olio… e proprio sull’olio uscito da una cisterna andò a finire.

Mentre il leader si apprestava ad attaccare la terribile ascesa del Mortirolstelviogavialpeduezisoard-irolo il cielo si fece plumbeo, dapprima qualche innocente gocciolina, poi quando fu chiaro che ai bikers non gliene poteva fregare di meno si aprì uno squarcio nel cielo ed apparve un enorme volto barbuto con il caschetto:

IL DIO SHIMANO!!!

La divinità guardava i bikers che si nascondevano impauriti sotto i loro caschetti sembrando delle strane tartarughe. Il suo sguardo severo si soffermò sul Grimpeur che, reo di aver maledetto il deragliatore posteriore XTR quando si era messo a grattare, fu fulminato da una saetta. Gli altri concorrenti, vista la suscettibilità del dio, ripartirono di gran carriera urlando frasi del tipo: “viva l’XT”, “Campagnolo merda!”, “Il Suntour fa schifo!”.

Si trovarono così al comando il Pignone seguito dal Murena (che aveva fregato la bici al Grimpeur incenerito) e dal Dio Shimano che si inserì in gara per testare il nuovo XTR-SRSESF (che significa XTR super racing special edition super fucker), un gruppo ideato per bikers molto esigenti che chiedono alla propria mountain bike anche prestazioni sessuali.

Intanto la pioggia continuava torrenziale. Al venticinquesimo chilometro (della salita) il Pignone vide la madonna che scuotendo il capo disse: “Sono proprio dei finti!”, mentre il Dio Shimano, stanchissimo per via dell’età e giù di morale perché l’ XTR-SRSESF non faceva bene il suo dovere, tentò una manovra disperata innestando un rapporto durissimo (53×1) ed infatti raggiunse il Murena il quale, con una tremenda gomitata lo fece cadere dalla bici ed eccitato dal nuovo gruppo tento di possederlo.

Il Pignone intanto si era leggermente ripreso grazie anche alla sua allucinazione che lo incitava promettendogli, in caso di vittoria, mozzi in titanio, guarniture in polimetralibdeno ricavate dal pieno (una lega fatta di lattine di Coca Cola e gorgonzola ultrastagionato), attacchi manubrio in criptonite, gomme in tetrapac e ogni altro ben di dio. Grazie alle allettanti promesse il Pignone era quasi giunto sulla vetta quando, 768 tornanti piu` in basso, vide il Murena e il Dio Shimano parlottare stranamente.

Quest’ultimo estrasse dal suo marsupio un pupazzetto a forma di biker che iniziò a punzecchiare con un pezzo di cavetto. Il Pignone, che non credeva assolutamente ai riti voodoo, ripartì indifferente anche se avvertiva qualche strano dolorino…

Infatti a pochi metri dalla vetta, gli si paralizzò una gamba, ma continuò pedalando con l’altra su entrambi i pedali (aveva fatto gare di BMX e successivamente al fianco di Hans Rey2 come scimmietta, quindi aveva sviluppato una tecnica incredibile). Visto che il voodoo non aveva effetto il Murena prese la decisione che gli avrebbe cambiato la vita: estrasse da una tasca un piccolo contenitore nero con scritto:

BASAN-CARB – L’ENERGIA DI UNA VITA IMMEDIATAMENTE DISPONIBILE!!

il Dio Shimano lo guardò sbigottito e gli urlò: “Nooo, non farlo!”.

Il “BASAN-CARB” era un potentissimo integratore (ma dire integratore è poco) a base di kerosene e antanoidi modificati e sinterizzati in ambienti saturi, molecole di origine sconosciuta che raccoglievano l’energia che un essere umano spende durante la propria esistenza rendendola immediatamente disponibile!! Il doping più potente del mondo, niente trasfusioni, niente punture, e tra l’altro se si escludeva il decesso del biker, non aveva nessuna controindicazione e nessun esame lo poteva individuare (forse un’autopsia) ed assicurava al 100% la vittoria. Il Murena sapeva benissimo il prezzo che doveva pagare ma non gliene importava niente, ormai era una questione di orgoglio, l’unico problema era calcolare i tempi di assunzione in modo da potersi godere per qualche minuto l’ebrezza della vittoria. Il Murena buttò giù il contenuto e dopo pochi secondi parti come un siluro provocando persino il boom supersonico. In pochi attimi fu in prossimità del traguardo ma, anime, calcolo male i tempi di assunzione e giunto a 200 metri dallo striscione del traguardo cadde in terra stecchito! Sarebbero bastati altri 5 minuti di pazienza e avrebbe vinto…

Un suo tifoso impietosito tentò di rimettere la salma in bici (tipo week-end con il morto) ma fu subito scoperto e processato sommariamente. La condanna fu tremenda, il giudice, uno di quegli automobilisti con il cappello che odiano le biciclette e ti suonano sempre il clacson anche quando la strada è larga 20 metri, lo obbligò a partecipare alla Rampilonga3 con una Top-Gun4 color fucsia a pallini marroni con cambio a due rapporti che non funziona, sella con molloni (finti) cigolanti, il tutto a sole 25.000 lire per il modello base, e 26.000 lire per il De-lux, equipaggiato con scrittazza “SHIMANO” sul tubo obliquo (ma i componenti Shimano non li ha nemmeno visti).

La salma del Murena venne tumulata nella vicina foresta dei telai pietrificati con una cerimonia semplice ma molto commovente celebrata dal Monsignor Pace5 Carbon.

Al termine della cerimonia gli organizzatori, ritenendo dispersi il resto dei concorrenti, iniziarono a spartirsi i meravigliosi premi in palio e a smontare le imponenti strutture predisposte per la premiazione (uno striscione con scritto “ARIVO” da un lato e “PARTENSA” dall’altro e tre cassette della frutta per fare il podio) inoltre si era già fatto tardi e temevano di non trovare più posto alla trattoria “Luiginna a scureggiunna” per la consueta abbuffata domenicale di trofie.

Ma proprio quando anche gli ultimi tifosi avevano perso la speranza di vedere i propri beniamini, accadde qualcosa di strano. Dopo la tempesta sul GPM, la giornata si era fatta splendida ed un sole caldissimo (45 gradi all’ombra) avvolgeva ogni cosa. All’improvviso soffiò una leggera e gelida brezza da nord. Nessuno ci fece molto caso ma, quando il vento aumentò di intensità, tutti cominciarono a guardarsi sbigottiti e Amedeo Squarciafico detto Tinker Juarez puntò il dito verso l’orizzonte balbettando qualcosa:”…ggiù… c’è… cosa!?”.

Rimasero tutti pietrificati, una specie di vortice stava avanzando sul percorso di gara devastando ogni cosa. “Ma che cazz…!”, balbettò l’omino del via mettendosi le mani tra i capelli. “Via, via. Scapemmu via!!”, urlò Carletto Parodi, presidente della locale pubblica assistenza. Ma bastarono pochi istanti per capire che non si trattava di un evento naturale, il vortice avanzando stava rivelando le sue vere sembianze, infatti non si trattava di un tornado ma bensì del vortice-biker!!

Gli organizzatori in preda al panico cercarono di rimettere tutto in piedi per colui che sembrava essere il vincitore della gara ma l’unico premio che riuscirono a ritrovare fu una confezione (comunque sempre utile) di TIP-TOP7 e un cappellino in con visiera in plastica tipo muratore con la scritta:

123 dm; DISINTEGRABIKELONGALONGA

Nel frattempo la folla in trepidante attesa al traguardo ed attaccata agli alberi per il vento fortissimo cercava di capire chi fosse quel biker dalla potenza mostruosa, qualcuno urlò: “È il Gomena!!”, “No, è il Nizzardo, ha preso il BASAN-CARB!!” disse un altro. Quando il biker fu a qualche decina di metri dal traguardo accadde un fatto strano, anziché rallentare l’andatura visto che era in perfetta solitudine, innestò un rapporto che nemmeno Cipollini ad una volata del Tour avrebbe usato e aumentò ancora di più l’andatura. I presenti rimasero pietrificati, tutto era immobile tranne quella furia indemoniata che attraversò il traguardo chiedendo con tutto il fiato che aveva in corpo (e ne aveva veramente tanto): “C’è ancora un girooo?”.

L’omino agitò inutilmente la bandierina per fermarlo ma fu scaraventato a terra dal vortice-biker che sparì nella boscaglia lasciando dietro di se una borraccia vuota.

Ci furono attimi di silenzio irreale, poi il Sentrini e gli altri organizzatori decisero di smontare tutto e andare a mangiare il piattone di trofie. Pian piano gli spettatori se ne andarono sconsolati gettando ogni tanto uno sguardo verso l’orizzonte nella speranza di vedere qualche altro concorrente ma ormai tra ritiri, dispersi, congelamenti, decessi o fughe con zoccole incontrate sul percorso si erano perdute le tracce di tutti i bikers. Del vortice-biker non si seppe più nulla anche se pare che qualche biker percorrendo l’Alta Via dei Monti Liguri abbia spesso incrociato uno strano ciclista che, pedalando a manetta, urla con lo sguardo allucinato:

MA QUANTI GIRI HA STA GARA DI MERDAAAAA!!!!