vai alla navigazione

Tutto cominciò così…

Stavamo sbuffando curvi sui pedali ai Piani di Praglia, saranno state le 2 o le 3 di un caldissimo pomeriggio di giugno, la zona era completamente deserta ma per noi non aveva nessun segreto, la conoscevamo come le nostre MTB, eppure quel giorno c’era qualcosa di strano nell’aria.

Ci fermammo al culmine di una collinetta, quasi contemporaneamente senza sapere esattamente se per stanchezza, sete o chissà cosa.

Passarono alcuni attimi di assoluto silenzio e poi, appena percettibile, udimmo l’inconfondibile ronzio di una routa grossa sull’asfalto.

Poi il ronzio aumentò fino a diventare quasi insopportabile, ci guardammo sbigottiti, non potevamo credere ai nostri occhi!

Sopra le nostre teste, immobile, una immensa ruota artigliata montata su un altrettanto immenso Tioga Disk Drive girava vorticosamente continuando ad emettere il pauroso ronzio.

Il “Ruotone” cominciò a rallentare, il ronzio si interruppe, ora si sentiva il ticchettio (facendo le dovute proporzioni) della ruota libera che diminuiva costantemente la velocità fino ad arrestarsi completamente.

Noi eravamo immobili, il “Ruotone” oscurava persino il sole e si era posato sul terreno per mezzo di tre enormi forcelle.

Si aprì un portellone che si trasformò in uno scivolo sterrato e scesero su delle stranissime MTB tre “Omoni Gialli” (contrariamente al solito stereotipo di alieno).

Si fermarono derapando con grande maestria proprio davanti a noi e in tono solenne (e in perfetto italiano ma con accento veneto) dissero:

Veniamo dal pianeta Tomak 4. Voi siete i prescelti. Fonderete la sezione terrestre dell’Alien Team. Se non lo farete vi si creperanno tutti i telai delle vostre MTB.

Detto questo si fecero un giretto nei dintorni a velocità supersonica e poi ripartirono con il medesimo ronzio con la loro “Ruotona” interstellare.

Di fronte a certe argomentazioni non potevamo certo rifiutare, e fu fondato così il Gruppo più fantascientifico della storia del ciclismo:
L’Alien Team